Translacaniana

Il piacere e la regola fondamentale

Intervento di Lacan pronunciato nel giugno 1975 al seguito della relazione di André Albert, pubblicato nel n° 24 delle Lettres de l’École Freudienne de Paris. 

"Il principio di piacere, per dire qualcosa che si dimentica troppo spesso, il principio di piacere, per dirlo chiaramente, è di non fare un tubo, di fare il meno possibile. E il miglior attestato d’intelligenza - ho detto: d’intelligenza - che si possa rilasciare a qualcuno, è di riuscirci in una certa misura. Allora è evidente che l’enunciato della regola fondamentale è di dire a una persona che viene a domandarvi qualcosa: un aiuto, in questo caso, la regola fondamentale non è altro che farle notare che bisogna pur cianciare un minimo per combinare qualcosa insieme; in altri termini che la faccenda non può funzionare se in qualche modo non si passa per quel che dispiace non tanto all’analista, ma che dispiace vivamente a chiunque: fare uno sforzo."

Il posto della psicanalisi nella medicina

J. Lacan, La place de la psychanalyse dans la médicine, Conferenza e dibattito del Collège de Médecine, Cahiers du Collège de Médecine 1966, pp. 761-774 e Le Bloc-Notes de la psychanalyse, n° 7, Georg éditeur, pp. 9-40.

Conferenza rimasta famosa per il suo totale fallimento. Lacan parla ai medici delle due dimensioni fuorcluse dal campo della medicina: la dimensione della domanda e quella del godimento: "Che cosa avete da dire, medici, sullo scandalo di ciò che seguirà? Poiché se era eccezionale il caso in cui l’uomo fin qui proferiva: Se il tuo occhio ti scandalizza, cavalo, cosa direte dello slogan: Se il tuo occhio si vende bene, dallo via? In nome di cosa parlerete, se non per l’appunto della dimensione del godimento del corpo e della sua ingiunzione di prendere parte a tutto ciò che la concerne nel mondo?"

La cattiveria

Pubblicato in Lettres de l’École freudienne, 1976, n°17, in occasione di una visita di Jacques Lacan a Stasburgo, dove il 26 gennaio 1975 egli risponde a una questione postagli da un cartello di lavoro su “carne e parola/corpo e significante”.

"Non c’è evidentemente vita sociale, neanche concepibile, senza un disprezzo fondamentale. In fin dei conti, è ciò che rende possibile la relazione sociale. Se pensaste un solo istante al cumulo di preoccupazioni di cui dovreste farvi carico, non solo per ciascuno dei vostri contemporanei, ma per l’insieme delle cose, di sicuro non potreste lasciarvi andare un solo momento. Non vedo come mi si possa contraddire. In altri termini, l’uomo non è cattivo. Disprezza, certo, ma non è cattivo - ne sono convinto. La cattiveria è, al massimo, un fiasco malizioso - non è il male… in definitiva, non è la Böshaft. L’uomo è buono, come tutti hanno sempre detto. È buono… è buono da morirne. È buono con se stesso, innanzitutto."

La compunzione o la sanzione al peccato contro la psicoanalisi laica

Brano estratto dal «Preambolo», pronunciato da Jacques Lacan il 24 giugno 1964, all’atto di fondazione dell’ École Freudienne de Paris.  

Il peccato dello psicoanalista è il praticare la psicoanalisi come qualcos’altro da ciò che è, il farne una pratica mitigata, calmata, moderata, sedata, prestando il fianco o allineandosi al dilagare della psicoterapia, che viene a rispondere ai bisogni dell’igiene sociale.

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