Itard e il suo selvaggio

Millot, Catherine, Processo educativo e processo psicanalitico

Processus éducatif et processus psychanalytique costituisce il capitolo 16 del libro di Catherine Millot Freud anti-pedagogue, La bibliothèque d’Ornicar?, Èditions du Seuil, Parigi 1979, pp. 133-141. [Prima traduzione in italiano.]

"La psicoanalisi procede, per riprendere un'espressione di Leonardo da Vinci, per via di levare: toglie le rimozioni, distrugge la radice del transfert, e utilizza la suggestione esclusivamente a questa fine. Mentre i trattamenti fondati sulla suggestione procedono per via di porre, per aggiunta. In base a ciò, si può dire che l'educazione, che opera per mezzo della modellatura dell'ideale dell’Io a cominciare dall'apporto dei tratti di identificazione, rassomigliapiuttosto a quest' ultima tecnica. Educazione e trattamento mediante suggestione devono essere posti sullo stesso piano. Essi si servono degli stessi mezzi — prendere nel transfert il posto dell'ideale dell’Io del soggetto — e si propongono gli stessi fini — rinforzare l'ideale dell’Io del soggetto come pure il suo Io. Se l'analisi utilizza il transfert, il suo fine è tuttavia completamente diverso, nella misura in cui si propone di dissolvere il transfert mediante l'interpretazione delle sue radici incosce, che risiedono nell'Edipo. L'analista persegue la propria destituzione dall'ideale dell’Io del paziente. L'analisi del transfert, che corrisponde alla risoluzione del conflitto edipico, scalza inoltre ogni possibilità di transfert successivo e libera l'analizzato dalla sua dipendenza infantile riguardo all'istanza dell'ideale dell’Io. Il transfert è infatti l'indizio sicuro di una irresoluzione del complesso di Edipo, come scrive Freud: “La traslazione è una testimonianza del fatto che anche l’adulto non ha superato la propria passata dipendenza infantile”."

04/12/2015

Moravia, Sergio, Il recupero del ‘diverso’.

Il recupero del ‘diverso’. Psichiatria e psicopedagogia nel caso del ragazzo selvaggio dell'Aveyron.

Tratto da Filosofia e scienze umane nell’età dei lumi, Firenze, Sansoni, 1982, pp. 271-303.

Il testo è stato scaricato all'idirizzo http://www.slideshare.net/doncarletto/il-ragazzo-selvaggio-dellaveyron ed è parte fondamentale di una programmazione interdisciplinare nel Liceo delle Scienze Umane dell'ISIS Pontormo Empoli, dal titolo "Le competenze di scrittura nell'osservazione antropologica. Il caso del ragazzo selvaggio dell'Aveyron", a cura dei docenti Carlo Mariani e Simona Lucchesi.
[Per ridurre le dimensioni del file sono state eliminate la copertina e le ultime tre pagine (schede didattiche per gli studenti).]

03/12/2015

Moravia, Sergio, Handicap, Natura, Cultura. Il caso del ragazzo selvaggio

Questo testo costituisce il III capitolo di Filosofia e scienze umane nell’età dei lumi, Sansoni, Firenze 1982 (2^ ed. 2000), pp. 321-336]; ripubblicato in L’esistenza ferita, Feltrinelli, Milano 1999, pp. 75-88.

"Anch'io, infatti, sono padre di un ragazzo portatore di certi handicap psichici. Il riferimento non vuole introdurre alcun element autobiografico né, tanto meno, emotivo nelle presenti note. Vuole solo giustificare il fatto che il mio discorso (d'altronde prevalentemente storico ― sia pure di una storia intrisa di teoria) riguarderà essenzialmente l'handicap mentale e il rapporto menomazione-educazione. Quest'ultimo problema mi interessa in modo particolare soprattutto da quando, ormai molti anni orsono, un illustre specialista svizzero formulò, a proposito di mio figlio, un responso riassumibile nei seguenti assunti:
1) Benché nessuna osservazione empirica (in particolare nessun elettroencefalogramma) abbia mai evidenziato alcun vitium nel sistema cerebro-nervoso del bambino, certe lesioni ci devono essere, data la presenza di determinati comportamenti anormali.
2) Tali lesioni vanno equiparate a rotture o mancanze di alcuni micro-ingranaggi della macchina cerebro-nervosa.
Di conseguenza: a) mai il bambino potrà essere normale; b) è impensabile che un intervento di tipo educativo possa produrre ut sic miglioramenti sostanziali. [...]Il responso sopra riassunto mi ha condotto a documentarmi e a riflettere su alcune questioni a mio avviso cruciali."

04/12/2015

Mannoni, Octave, Itard e il suo selvaggio

Titolo originale Itard et son sauvage, in « Les Temps Modernes », ottobre 1965, n. 233, ripubblicato in Clefs pour l’imaginaire ou l’Autre Scène, Seuil, Parigi 1969, tr. it. parziale di Paola Musarra e Luigi M. Cesaretti col titolo La funzione dell’immaginario. Letteratura e psicoanalisi, Laterza, Bari 1972.

"Secondo alcune filosofie, noi possiamo rappresentarci il bambino come il naturale e vergine supporto di una esperienza e di un sapere che si depositeranno in lui direttamente e senza modificazioni: queste filosofie, alcune delle quali erano ancora nuove all'epoca di Itard, sono strettamente legate ad un aspetto dei miti educativi. Cosicché esse sopravvivono, non nei filosofi, ma là dove il supporto di tali miti è necessario. Possiamo vedere con chiarezza, nel « sistema ordinario dell'insegnamento sociale », che i miti millenari possono persistervi senza produrre guasti eccessivi. Anzi, vi persistono meglio. [...] Itard si affidava a una filosofia che poteva soltanto accentuare la soggezione del suo atteggiamento ai miti. E così ha potuto credere che il momento storico, insieme con l'occasione che gli si presentava, gli avrebbe permesso di realizzare il capolavoro pedagogico, cioè l'ideale mitico, giacché gli si offriva la pura natura da educare."

03/12/2015
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