Diritto di lapsus

Diritto di lapsus: Preambolo

Il lapsus e la castrazione

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Exoriar(e) ALIQUIS nostris ex ossibus ultor
"Sorga qualcuno dalle nostre ossa come vendicatore"

1901, 1974, ancora 1974, 2003, 2013: una suite di testi - di analisti, filologi, critici letterari - si susseguono nell'arco di 112 anni per interpretare sempre lo stesso lapsus: perché "qualcuno", risolvendosi finalmente ad assumere il proprio nome, sbarri la strada al sanguinario Vendicatore delle stirpi.

Ferenczi, Sandor, I lapsus presunti

In Sandor Ferenczi, Fondamenti di psicoanalisi, a cura di Glauco Carloni e Egon Molinari, Guaraldi, Rimini 1973, vol. II, pp. 97 – 102.


"La intenzionalità del " lapsus presunto " è espressa molto bene dalla seguente battuta un po' sfrontata: " Mi scusi se l'ho urtata! " dice uno studente nel superare un passante; " Ma lei non mi ha urtato affatto! " risponde quello; " Posso sempre rimediare " ribatte lo studente, e gli assesta un poderoso colpo nei fianchi.
Nella barzelletta la tendenza che si nasconde dietro il lapsus presunto viene smascherata e tradotta in azione, mentre di solito ci si rallegra invece di aver riconosciuto il proprio errore e di essere sfuggiti a un pericolo immaginario."

Altri testi di Ferenczi in questo sito.

Jekels, Ludvig, Il lapsus delle 12 dita

Da S. Freud, Psicopatologia della vita quotidiana (1901), in Opere, vol. 4, Boringhieri, Torino 1970, pp. 143 - 145. Questa la premessa di Freud al testo di Jekels [L. JEKELS, Int. Z. (ärztl.) Psychoanal., vol. 1, 258 (1913)]: "Per quei lettori infine che non rifuggono da un certo sforzo e ai quali la psicoanalisi non è sconosciuta, voglio aggiungere un esempio da cui si può vedere in quali profondità dell'animo può condurre anche l'indagine di un lapsus verbale".

Miranda, Americo (a cura), Raccolta di lapsus della Scuola Normale Superiore

[Fonte: http://linguistica.sns.it/Lapsus/Lapsus_1.pdf e http://linguistica.sns.it/Lapsus/Lapsus_2.pdf. I file sono stati ridotti di circa 2/3 rispetto alle dimensioni originarie. I documenti PDF non sono stati modificati.]

Se nel contesto di un discorso universitario, il lapsus che invece di dire: "docenti", dice: "decenti", viene ridotto "rigorosamente" a una questione di anticipazione di sillabe, in realtà questa operazione di "rigoroso" ha solo l'odio formale per l'inconscio. Ecco perché ribadire, dopo Freud, una definizione puramente linguistica del lapsus non è, foss'anche suo malgrado, un'operazione scientifica, ma politica, in quanto priva il soggetto di un'occasione di verità. Eppure, un secolo dopo la critica freudiana del libro di Meringer e Mayer sui lapsus verbali e di lettura, siamo incappati nella sbalorditiva Raccolta di lapsus della Scuola Normale Superiore, a cura di Americo Miranda. Sbalorditiva perché si tratta, mutatis mutandis, dello stesso modo di procedere di Meringer e Mayer, ma settant'anni dopo la morte di Freud e di tutto quanto ne è stato del freudismo. Ci chiediamo se non siamo in presenza di una recidiva aggravata, fondata ancora una volta sulla tesi che il lapsus è un errore di linguaggio (o meglio del linguaggio) privo di alcun senso, se non fosse che il vero reato è proprio quello di rifiutare la scoperta freudiana: non in senso critico, misurandosi con essa, ma nel senso di considerarla in tutto e per tutto come se non fosse mai avvenuta.

Ripa di Meana, Gabriella, Male detti mali

Costituisce il primo capitolo di Il sogno e l'errore, Astrolabio, Roma 2008.
ISBN 978 88-340-1545-2
9 788834 015452

Per gentile concessione del dr. Francesco Gana, direttore della Casa editrice Astrolabio-Ubaldini: http://www.astrolabio-ubaldini.com/]

Sommario:
1. Malintesi
2. La civiltà e il suo disagio
3. Conformismo e metamorfosi
4. Tragico assente
 
"Dove vanno a finire i nostri sogni, le nostre amnesie, i nostri errori? Vengono minimizzati dalle urgenze tecniche dell'attualità, dal tempo concreto e pressante della produttività. Sono ammèssi solo in quanto fenomeni involontari che per lo più disturbano e complicano, con la loro irragionevolezza, la vita corrente. Invece, proprio in quella logica che non pare una logica, in quell'invenzione di segni che ci spiazza ogni volta, in quegli enigmi che ci disorientano, si rivelano e si applicano le leggi generali dell'inconscio. Un atto mancato, un sogno, un errore sono occasioni che il soggetto, nel corso della sua esistenza, non dovrebbe dissipare. Sono occasioni eversive di conoscenza. Sebbene i sogni per lo più si dissolvano all'alba, i loro resti hanno spesso la precisione espressiva che caratterizza i reperti sepolti e caduti nell'oblio. Questi (come accade per i documenti dimenticati d'ogni tempo) si presentano travestiti di lacune e di zone in rovina. Così l'analisi di un testo onirico, di un sintomo, di un lapsus o di un qualsiasi altro atto mancato può mostrare al soggetto come il contatto con sé sia fondamentalmente un incontro con altro e con l'altro da sé. Riconoscere tutto questo, restituendo all'anima di ciascuno l'universo dell'enigma, sembra all'autrice un passaggio etico irrinunciabile per vivere e per reagire al particolare disagio nella nostra civiltà."