Demedicalizzare la psicanalisi

Chauvelot, Diane, Marchio

Un marchio analista? Bisogna che l’analista o chi aspira a esserlo si senta in una posizione ben scomoda per cercarsi delle garanzie dappertutto...

Kraepelin, Emil, Due presentazioni di casi clinici

Due presentazioni di casi clinici tratte dall'Introduzione alla clinica psichiatrica [Con i commenti di Ronald Laing e Fausto Petrella]

Queste lezioni ci forniscono un'idea molto precisa della clinica kraepeliniana, dell'atteggiamento e delle modalità con cui si rapportava ai pazienti e alla loro sofferenza. La clinica kraepeliniana si basa su tre presupposti psicopatologici che, presentati in ordine logico, sono:

I. I sintomi psichici non sono altro che anomalie dell'attività mentale o della condotta. Essi sono causati direttamente da un danno organico.

2. La soggettività del paziente, il suo mondo, le vicende della sua vita non presentano alcun interesse psicopatologico o psichiatrico.

3. Ciò che interessa non è il malato, ma la malattia di cui è egli portatore.

Lacan, J., Il posto della psicanalisi nella medicina

Conferenza e dibattito del Collegio di Medicina alla Salpétrière, Cahiers du Collège de Médecine 1966, pp. 761-774.

"Che cosa avete da dire, medici, sullo scandalo di ciò che seguirà? Poiché se era eccezionale il caso in cui l’uomo fin qui proferiva: "Se il tuo occhio ti scandalizza, strappalo", cosa direte dello slogan: "Se il tuo occhio si vende bene, dallo via?" In nome di cosa parlerete, se non precisamente di questa dimensione del godimento del suo corpo e della sua ingiunzione di prendere parte a tutto ciò che lo concerne nel mondo?"

Manghi, M., Dal nuovo medico freudiano allo psicanalista

Dal nuovo medico freudiano allo psicanalista: un passaggio ancora da fare.

La psicanalisi non può essere difesa sostenendo la laienanalyse, che può definirsi solo negativamente rispetto alla positività medica, non riuscendo a concepire lo psicanalista altrimenti che come “non-medico” o “profano”. Non si tratta di difendere la psicanalisi ma di “demedicalizzarla”, di concepire uno psicanalista che non sia un nuovo medico freudiano. Cosa resterebbe di una psicanalisi completamente liberata dal suo retaggio e linguaggio medico, dalla sua “clinica”? Di uno psicanalista non più “missionaire du médecin”, come si proclamò Lacan?

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