Con quale diritto?

Manghi, M., Il diritto all'amore (ontologico)

"Quello che oggi è cambiato non è l’incremento vertiginoso del crimine ma quello della legge, del suo ramificarsi dappertutto, anche là dove non può legiferare. In effetti, tutti quegli atti che non sono giuridicamente proibiti sono giuridicamente permessi, cioè non sono senza diritto, solo che si tratta di un altro diritto, differente da quello dello Stato. Per il diritto non c’è alcuna necessità di autorizzare tutti quegli atti che ciascun soggetto già si autorizza da solo a compiere secondo la propria libera iniziativa personale, a patto che non siano atti espressamente proibiti o illeciti. Gli atti a cui mi riferisco (per esempio, scegliersi come amico o amante chiunque ci pare, fosse pure di “dubbia moralità” o addirittura un malvivente) sono ammessi dal diritto come fattispecie compresa nel “permesso negativo”. Il diritto non ha (e non deve avere) giurisdizione su di essi: a meno che non siano proibiti, non lo riguardano. Ora, è proprio questo genere di atti che il diritto sta sempre più facendo oggetto di norme positive, giustificando la sua azione con l’argomento di sempre: la tutela del Bene comune. Si provi a immaginare (e non siamo lontani) una società che ha abolito il permesso negativo, dove tutti gli atti personali sono normati, dove più niente sfugge al diritto, sia pure nel senso che tali atti vengono permessi  – per esempio: è giuridicamente permesso amare!

27/05/2017
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