Cedere sul proprio desiderio

Abstract

Il primo tema che proponiamo è Cedere sul proprio desiderio. Sarà anche un caso, ma la maggior parte dei film che ci "colpisce al cuore" racconta di questo cedimento, a cui Lacan ha riconosciuto addirittura lo statuto di una struttura. Suggeriamo di immaginarli come una specie di teatro tragico contemporaneo: di fronte alla narrazione di questo cedimento nella vita di un altro, e alle sue conseguenze, forse potremmo ritornare a interrogarci sulle ragioni del nostro, per vedere se effettivamente, dopo averci fatto precipitare "nel disprezzo dell'altro e di noi stessi", da esso non c'è più ritorno.

“Quel che chiamo cedere sul proprio desiderio si accompagna sempre nel destino del soggetto [...] a un qualche tradimento. O il soggetto tradisce la propria via, tradisce se stesso, e lo sente anche lui. Oppure, più semplicemente, tollera che qualcuno con cui si è più o meno votato a qualcosa tradisca la sua attesa [...]
Si gioca qualcosa attorno al tradimento, quando lo si tollera, quando, spinti dall'idea del bene – voglio dire del bene di colui che tradisce in quel momento –, si cede al punto di abbassare le proprie pretese, e di dirsi – Ebbene, visto che è così, rinunciamo alla nostra prospettiva, né l'uno né l'altro, ma certo non io, non siamo meglio, rientriamo nella via ordinaria. Lì potete esser sicuri che si trova la struttura che si chiama cedere sul proprio desiderio.
Superato questo limite in cui collego nello stesso termine il disprezzo dell'altro e di se stessi, non c'è ritorno."

J. Lacan, il Seminario, libro VIII, L’etica della psicoanalisi (1959 – 1960), Einaudi, Torino, 1994, p. 403.

Colpire al cuore. Una Nuova Alleanza [su Colpire al cuore (1983) di G. Amelio]

Del perduto amore [su Gli innocenti (2005) di Per Fly]

Dimenticare Giaime

Sui pampini che non sono fioriti.

Non si tratta di un film, ma rientra a pieno titolo nel "tema" cedere sul proprio desiderio.

L'eredità presupposta [su L'eredità (2003) di Per Fly]

L'impero della madre [su Decalogo 7 "Non rubare" (1988) di K. Kieslowski]