Autismo e psicosi infantile

Manghi, M., Un lapsus oltre il "bambino autistico"

Il 'bambino autistico'. E poi, quando questo bambino, che non è mai stato tale, diventa grande? Di solito il problema non si pone, perché a quel punto ha già alle spalle una lunga e consolidata carriera certificata da fondazioni, associazioni, centri residenziali, istituti che lo educano ai costumi urbani, insegnandogli a comportarsi e a funzionare. Possono tuttavia esserci dei casi eccezionali (che oggi non ritengo più possibili a causa della capillare medicalizzazione della vita), di bambini sfuggiti all’iter istituzionale in cui interviene, durante l’adolescenza, e a volte ancor prima, all’epoca dell’asilo e della scuola elementare, un elemento di crisi o di sovversione costituito dalla necessità di abbandonare i manierismi dell’autismo infantile, sotto la spinta violentissima di nuove esigenze sociali. Al di là dello “sviluppo” (pubertà, ecc.), è l’uscita dall’ambito delle sole relazioni famigliari, diventate insufficienti a arginare e a contenere, il motivo fondamentale di questa svolta; in altri termini, le relazioni dirette con i coetanei. Vediamo dunque in cosa consiste questo elemento di crisi...

12/02/2018

Puiatti, Sandra, Alcune buone ragioni per non fare diagnosi al bambino

L’autismo viene presentato come un morbo che colpisce il bambino geneticamente, una malattia che dura tutta la vita, con invalidità e sussidi statali assicurati. La comunicazione della diagnosi ai genitori avviene dopo un nutrito protocollo di prove la cui scientificità è inappellabile, e la conseguente cura consiste nell’addestrare il bambino perché funzioni meglio, un iperaccudimento forzato che mette sotto sequestro luoghi, incontri, trasforma gli accadimenti in pure sequenze vuote, fotografate e anticipate continuamente al bambino per farlo funzionare. Tutto ciò è esattamente il mondo autistico. Prendere in osservazione o in trattamento un bambino non deve passare attraverso una diagnosi dichiarata, controfirmata dai genitori, dalla scuola, ma esige che la difficoltà portata dal bambino venga elaborata e trasformata dai genitori nelle difficoltà che loro stessi incontrano, come individui, e il risultato di questo lavoro possa venir collegato alle reazioni del bambino.

     
12/02/2018

Winnicott, W. Donald, Paura del crollo

Fear of breakdown: a clinical example è stato pubblicato nel 1974 sulla «International Review of Psycho-Analisis», ma è probabile che la stesura fosse precedente: la data sembra essere il 1963 in occasione di una conferenza tenuta da Winnicott presso la Davidson Clinic di Edimburgo. 1963 infatti è la data riportata sull'articolo ed è accompagnata da un punto interrogativo.

La traduzione che qui presentiamo è stata pubblicata su «Il piccolo Hans», rivista di analisi materialistica, n. 63, autunno 1989, pp. 123-139, a cura di Luca Rosi e Manuela Trinci.

"Nell’opera di Winnicott, il termine mental breakdown compare alla fine degli anni ‘40 quando, occupandosi dello sviluppo emozio­nale primario del bambino, nota come ogni qualvolta i processi maturativi non si siano compiuti sino in fondo vi sia il pericolo di «un disordine o di un crollo mentale» che, quale risultato di una se­rie di fallimenti di altri tipi di difese, riconduce il soggetto al primi­tivo stato di non integrazione."

25/08/2017

Tustin, Frances, Riflessioni sull'autismo

«Thoughts on autism with special reference to a paper by Melanie Klein» (Riflessioni sull'autismo con particolare riferimento a uno scritto di Melanie Klein) è stato pubblicato sul n. 9 del Journal of Child Psychotherapy, pp. 119-131; la traduzione di Milli Graffi che qui presentiamo è stata pubblicata su «Il piccolo Hans», rivista di analisi materialistica, n. 67, autunno 1990, pp. 203-226, a cui abbiamo aggiunto una bibliografia delle opere di Frances Tustin.

"Sulla base di un rapporto incapsulante (entangled) con la madre, il bambino schizofrenico compie qualche precario passo dello sviluppo psicologico dal quale regredisce appena deve far fronte a delle difficoltà troppo grosse per lui. Il bambino autistico appare isolato dalla madre, e manifesta un arresto quasi totale dello sviluppo psicologico alla prima infanzia. Usando i termini di Winnicott – il bambino autistico è «non integrato», quello schizofrenico è «disintegrato» .
Distinguere fra autismo infantile e schizofrenia infantile vuol dire modificare il concetto dello sviluppo della prima infanzia e dei processi che vi sono collegati. E vuol dire anche modificare le ipotesi sull’eziologia dell’autismo e le interpretazioni che facciamo negli stadi iniziali dell’analisi."

26/05/2017