La biblioteca digitale Lacan-con-Freud.it offre un grande numero di documenti di psicanalisi in formato pdf, classici e nuovi, molti introvabili o tradotti per la prima volta. Tranne alcune eccezioni i testi della biblioteca si possono solo leggere e scaricare; chi volesse stamparli, copiarli, inserirvi commenti e marcature, salvarli in altri formati, può registrarsi gratuitamente alla biblioteca riservata, che contiene inoltre numerosi testi non disponibili nella biblioteca pubblica.

 

 ULTIMI TESTI PUBBLICATI:

 

"Fumo sacrificale entra negli occhi di chi sceglie alla cieca."

A quanto mi risulta nessuno ha finora individuato la fonte letteraria da cui deriva 45 years, il film dell’inglese Andrew Haigh uscito nel 2015 e distribuito semiclandestinamente sui nostri schermi nel 2016, a sua volta tratto dal racconto In another country, di David Constantine.

Uno dei racconti più famosi di Hebel tratto dal Tesoretto dell'amico di casa renano.

 

"Forse in avvenire sarà possibile un riconoscimento giuridico per tutte le associazioni che diano precise garanzie di serietà, un’approvazione statale delle procedure di formazione adottate, ed un riconoscimento degli Albi di coloro che da tali associazioni sono considerati idonei all'esercizio della professione psicoanalitica."

 

 DIE FRAGE DER OSF

 

PER IL DECIMO ANNIVERSARIO DELL'AFFAIRE "SIGMUND FREUD. TESTI E CONTESTI":

 

Dopo che la S.P.I. (Società Psicoanalitica Italiana) si è accaparrata la proprietà morale delle Opere di Sigmund Freud, le storiche OSF, quella che indubbiamente è stata una grande impresa intellettuale, culturale, editoriale si è trasformata nell’unità di misura del Canone psicanalitico e ogni nuova traduzione di Freud è destinata all’indifferenza, al disinteresse, all’ignoranza, all’oblio; oppure – se si hanno i mezzi e la forza per imporsi al grande pubblico e bene o male non la si può ignorare – viene accolta come un reato di lesa ma(mm)està.

Di fronte alla nuova edizione delle Opere di Freud curata da Ranchetti - "Sigmund Freud. Testi e contesti" - Semi confessa apertamente un sintomo, che descrive prima come uno “sconcerto” e poi come un vero e proprio “fastidio”, e si chiede: “Perché Bollati Boringhieri, che detiene i diritti della traduzione ormai classica di Freud, ha sentito il bisogno di farne un’altra?”. E perché no? – viene da rispondere – che cosa, o meglio chi avrebbe dovuto impedirglielo?

“Temo però che la cultura italiana stia in tal modo rischiando di bruciare il grande patrimonio acquisito con la profonda assimilazione linguistica e filologica del pensiero freudiano, dovuto alla impresa di Cesare Luigi Musatti”.

"La mia generazione è stata formata più da Musatti che dalle Opere di Freud" (Renato Sigurtà)

 Due interessantissimi colloqui sulle origini della psicanalisi italiana, premessa alla sua attuale disfatta.

 

"Il problema di tradurre Freud non è solo linguistico e scientifico. Ha un rilevante risvolto collettivo e politico; riguarda la collocazione della psicanalisi nel tessuto sociale, come cura, e nella cultura, come attività di ricerca."

"Chiamare questo resto uno «stile», lo stile di Freud innanzitutto, significa attribuire all’elemento stilistico un valore essenziale nella procedura psicoanalitica: considerarlo un principio formatore che rende possibile il movimento fra i punti di vista, crea i passaggi fra clinica e teoria, permettendo l’avventura viva del senso, che si dispiega nel gioco dell’analisi. Naturalmente si sa che riferirsi allo stile significa essere rinviati all’uomo, a Freud stesso e alla sua personalità. Questa resta il riferimento in qualche modo ideale, su cui gli analisti si interrogano, in un’impresa impossibile di analisi della fonte che ha consentito che l’analisi sorgesse e si sviluppasse. Ma se ci si spostasse dallo stile inteso come insieme di moduli espressivi e di tecniche espositive, all’uomo, il discorso su Freud sfocerebbe alle lunghe nel mitico e nell’eroico: ci troveremmo ancora dentro il circolo ermeneutico dello scioglitore di enigmi o dell’eroe culturale."

Le sfide poste dalla traduzione scientifica nel dopoguerra.

 

Uno dei saggi più famosi di Walter Benjamin in una nuova traduzione di Antonello Sciacchitano.

"I motivi per cui presentiamo una nuova traduzione del famoso testo di Benjamin sono di due ordini. La traduzione di Renato Solmi porge, infatti, opzioni criticabili, come la resa di Sinn con “significato”, invece che con “senso”. [...] Il compito del traduttore è allora unvicamente determinato: reinventare e riproporre un nuovo senso ogni volta, in ogni nuova traduzione. Per esempio, in questa."

 

"Le voci inanimate della modernità sembrano difficili a risvegliarsi: sono voci stereotipate, povere di prosodia e timbro; voci in cui il suono viene isolato dall’affetto. In tedesco si potrebbe dire «Stimme ohne stimmung», voci senza tonalità pulsionale, senza affetto. Utilizzo il termine affetto in senso freudiano come manifestazione della pulsione, come possibilità di saperne qualcosa della pulsione. In queste voci ripetitive, pulsione e affetto sono slegati e questo le fa risuonare come impoverite di gamma tonale, quasi fossero prive di tracce mnestiche: sono voci in cui la pulsione è mantenuta isolata dalla storia del soggetto; voci in cui il tempo sembra non contare, voci che vorrei definire senza ricordo."

 

Il grande storico è interrogato sul suo celebre libro, L’enfant et la vie familiale sous l’ancien régime (1960) tradotto con il titolo Padri e figli nell’Europa medievale e moderna (Laterza, Bari 1968).
Il titolo “Il bambino: dalla biologia alla storia” è nostro, e vuole essere anche un rilievo critico: riconosciuta l’indubbia importanza del libro di Ariès, tuttora immutata, e la sua collocazione tra gli studi “classici” sul bambino - non fosse che perché ha l’enorme merito di essere il primo libro dedicato al bambino da uno storico, e di grande sensibilità e prestigio -, rimane da constatare che la nascita di un moderno “sentimento dell’infanzia”, sconosciuto al Medioevo, nulla ci fa conoscere e nemmeno supporre dell’esistenza di un pensiero del bambino la cui scoperta dobbiamo a Freud.

 

"Blasfémia ed eufémia: accostiamo questi neologismi per associare, nell'unità della loro manifestazione, due concetti che non si ha l'abitudine di esaminare insieme, ponendoli come simmetrici. Scorgiamo nella blasfémia e nell'eufémia le due forze contrapposte la cui azione congiunta produce la bestemmia."

 

"Cosa suggerisce il titolo?
Il titolo richiama, da una parte, una necessità intellettuale. Ovvero la necessità che la follia sia riportata alla sua realtà «storica» e non a una presunta patologia. Che la follia sia una patologia è un affare che nasce e si consolida nelle società capitalistiche, a partire dal Settecento. Su questo piano resta ancora essenziale lo studio di Michel Foucault. Restituirla alla sua dimensione storica, togliendola dal pregiudizio psichiatrico, è uno dei modi, forse il più idoneo, a mettere in evidenza come, nel parlare della follia, si tratti di una questione di mentalità. È il modo, cioè, di mettere a nudo l’handicap intellettuale che ci costituisce quando cadiamo nella superstizione che, nel caso della Follia ritrovata, riguarda le credenze intorno alla patologia psichiatrica o alle risibili affermazioni psicologiche."

 

QUALCHE RIPROPOSTA:

 

Come parlante e amante della lingua italiana oggi mi sento afflitto da una “neolingua” omologata che ormai tutti parliamo indiscriminatamente, senza opporvi alcuna resistenza, e che mi fa pensare a quella lingua progettata a tavolino chiamata esperanto, inventata da un linguista che era un medico e che si firmava Doktoro Esperanto. L’esperanto è una lingua artificiale, astratta e senza storia, sostenuta dall’idea di una “democrazia linguistica universale” che si prefigge di affiancarsi e forse di sostituire la lingua parlata dai popoli. Al suo confronto, la “neolingua” rivela un carattere ancora più inquietante: il suo affermarsi spontaneamente, come se fosse sospinta da un desiderio collettivo. È questo desiderio che cercherò qui di interrogare, esaminando alcuni dei lemmi più diffusi della “neolingua”...

 

 

 

Sono qui raccolti in un unico testo gli scritti più significativi di Freud sul transfert, Übertragung, tradotto nelle Opere e negli epistolari, per espressa volontà di Musatti, con l’improbabile termine  di “traslazione”. Questa raccolta è tutt’altro che completa e utilizzabile solo come sussidio didattico; il suo criterio infatti non vuole certo essere la completezza ma la riproduzione dei testi principali in cui è asserita quella che potremmo chiamare la “concezione generale” del transfert per Freud.

 

Radicalizzando quello che dice Freud, è possibile affermare che il compito dell’analista è di sfruttare i transfert amorosi sulla sua persona distruggendoli tutti a mano a mano che si producono durante l’analisi. Questa affermazione postula un’equivalenza fra l’amore edipico e l’amore di transfert  e implica una differenza fra questo genere d’amore, fondato sui fantasmi incestuosi inconsci (quelli in cui, per dirla grossolanamente, la sessualità dell’uomo rimane legata alla madre e quella della donna al padre) e un genere di amore fuoriuscito dall’Edipo, che può realizzarsi appunto solo con la distruzione di tutti i transfert.

 

Le Cinque conferenze costituiscono una esposizione elementare, ma molto precisa delle linee essenziali della psicoanalisi, così come essa si era sviluppata fino allora. La materia è distribuita circa nel modo seguente: I conferenza: Il metodo catartico di Breuer. II: Rimozione e resistenza. III: Associazioni libere, i sogni e gli atti mancati. IV: La sessualità infantile. V: La traslazione nella analisi e i mutamenti operati dal lavoro analitico.

Dalle Opere di Sigmund Freud, vol 6, Boringhieri, Torino1974.

 

Non è il modo in cui la si pratica a definire la psicanalisi (in tal caso essa si ridurrebbe a una semplice tecnica che chiunque può applicare), ma l’habitus di chi la pratica: lo psicanalista. La specificità della psicanalisi - qui sta tutta la questione - non può essere individuata in nessuna delle sue numerose e svariate caratteristiche (la psicanalisi è al tempo stesso una cura, una ricerca scientifica, una tecnica interpretativa, un metodo da applicare in vari campi del sapere, un’etica, ecc.) ma unicamente dal confronto di ciascun psicanalista col desiderio di Freud. 

 

Per la prima volta tradotta in italiano l'"inaudita" conferenza di Bernfeld, tenuta davanti alla Società e all'Istituto di San Francisco il 10 novembre 1952, alcuni mesi prima della sua morte, avvenuta il 2 aprile 1953.

"Bisogna credere che la morte di un uomo riesca a produrre effetti che egli non riusciva a ottenere da vivo. [...] In effetti, la conferenza di Bernfeld è un documento inestimabile che illustra, certo, le sue “reazioni turbate” (e ne aveva ben donde!), ma anche la svolta più decisiva nella storia del movimento psicanalitico." (Dalla Prefazione di M. Safouan).

"Ci siamo sepolti sotto le nostre organizzazioni internazionali, nazionali, locali con comitati su comitati; sotto ruoli, sotto standard, sotto le leggi e le loro molteplici qualificazioni; ci è necessaria tutta la trafila di un grande business, dell’esercito e di ogni sorta di burocrazia per governare una piccola banda di poche centinaia di individui [...] È la morte della psicanalisi imporle [...] delle regole sempre più non analitiche.”

 

La place de la psychanalyse dans la médicine, Conferenza e dibattito del Collège de Médecine, Cahiers du Collège de Médecine 1966, pp. 761-774 e Le Bloc-Notes de la psychanalyse, n° 7, Georg éditeur, pp. 9-40.

Conferenza rimasta famosa per il suo totale fallimento. Lacan parla ai medici delle due dimensioni fuorcluse dal campo della medicina: la dimensione della domanda e quella del godimento: "Che cosa avete da dire, medici, sullo scandalo di ciò che seguirà? Poiché se era eccezionale il caso in cui l’uomo fin qui proferiva: Se il tuo occhio ti scandalizza, cavalo, cosa direte dello slogan: Se il tuo occhio si vende bene, dallo via? In nome di cosa parlerete, se non per l’appunto della dimensione del godimento del corpo e della sua ingiunzione di prendere parte a tutto ciò che la concerne nel mondo?"

 

Considero questa breve e limpida “comunicazione” di Serge Leclaire - priva di supponenza, di arroganza, di esibizione di sapere, di ambizione teorica, di servitù scolastica, di “professionismo” - la testimonianza di un frammento di “lavoro dell’inconscio” (o dell’inconscio messo al lavoro), unicamente dettata dalla passione per la psicanalisi, e forse dalla preoccupazione che “un’altra logica” - quella dell’inconscio - rischi di cessare per sempre di essere ascoltata (e siamo appena nel 1975). È un’introduzione esemplare, anzi un auspicio al “desiderio d’analisi” al di là della sua domanda, che oggi non deve più esistere per legge.

 

In un'analisi, la regola fondamentale dell’associazione libera rende impossibile dialogare o colloquiare tra analista e analizzante. Lo preciso perché nella sentenza della Cassazione, dove per la prima volta il giudice assimila esplicitamente psicanalisi e psicoterapia, si legge: "Né può ritenersi che il metodo del colloquio (il riferimento è a quello psicanalitico) non rientri in una vera e propria forma di terapia, tipico atto della professione medica". Una simile affermazione è doppiamente delirante: medicalizza una delle dimensioni essenziali del rapporto tra gli uomini (il colloquio) e travisa completamente un dato di osservazione (non può esistere il "colloquio psicanalitico" perché la regola dell'associazione libera, sui cui l'analisi si fonda, impedisce ogni forma di dialogo). Tuttavia, oggi questo doppio delirio è agli atti come sentenza di condanna da parte di un giudice.

 

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