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 ULTIMI TESTI PUBBLICATI:

 

Sidi Askofaré, Marie-Jean Sauret

 

 

Freud ha colto l'importanza della questione del padre nel processo di soggetivazione e di umanizzazione. La risposta che egli propone resta nondimeno complessa ed eterogenea. Questo articolo si sforza innanzitutto di rendere leggibile il contributo di Lacan, ripercorrendo le tappe della sua elaborazione; dalla ripresa delle lezioni freudiane (il complesso di Edipo e di castrazione) ai loro sviluppi (l'imago paterna), fino alle innovazioni (la metafora paterna, il ternario padre simbolico, padre reale, padre immaginario) e alle sue rettifiche (la ricusazione del padre simbolico e la promozione del padre reale). Al termine, la questione del padre raggiunge quella del sintomo.  Il ricorso a un caso clinico mostra l'interesse di questo contributo non solo per la direzione della cura ma anche per la diagnosi del nuovo "disagio della civiltà".

Keywords: Padre reale; Padre simbolico; Padre immaginario; Padre morto; Nome-del-Padre; Legame sociale; Sintomo; Sinthomo

 

La questione della formazione degli analisti è sottoposta all’esperienza personale dell’autore. Egli analizza i criteri interni ed esterni della fine dell’analisi ripensando alla loro coerenza in rapporto all’assunzione della verità. In modo particolare, verrà presa in considerazione la distanza che – alla fine dell’analisi – il soggetto è supposto prendere rispetto al fantasma come sostegno delle sue certezze. Il lettore seguirà il suo sviluppo sull’antinomia fra la formazione e l’istituzione il cui ruolo resta quello della garanzia dei suoi membri e della ripresa dell’esperienza della Passe.

                Keywords:  Fine dell’analisi, desiderio dell’analista, controllo, istituzione, la Passe.   

 

Recensione a M. Safouan, Regard sur la civilisation œdipienne. Désir et finitude, Harmattan, Paris 2015, pp. 223.

Il 17 maggio 2021 Moustapha Safouan compirà un secolo di vita. A nostra conoscenza è “l’analista più vecchio della terra”. Non fosse che per questo approssimarsi alla soglia dei cent’anni, di cui 67 passati a praticare e trasmettere la psicanalisi, possiamo a buon diritto riconoscere a questo venerando maestro tutta l’autorità per avere scritto un libro, Sguardo sulla civiltà edipica , che si affianca a quello scritto da Freud 87 anni prima, Il disagio nella civiltà .

 

Ripubblichiamo questa lucidissima intervista (giugno 2011) di Alessandra Guerra a Guy Le Gaufey pubblicata originariamente sul sito www.manifestoperladifesadellapsicanalisi.it [Di Le Gaufey, autore sconosciuto in Italia, sono in procinto di essere tradotti due importanti libri per le edizioni Polimnia Digital Editions]. 

 MENO RECENTI:

 

 

 

QUALCHE RIPROPOSTA:

 

Sono qui raccolti in un unico testo gli scritti più significativi di Freud sul transfert, Übertragung, tradotto nelle Opere e negli epistolari, per espressa volontà di Musatti, con l’improbabile termine  di “traslazione”. Questa raccolta è tutt’altro che completa e utilizzabile solo come sussidio didattico; il suo criterio infatti non vuole certo essere la completezza ma la riproduzione dei testi principali in cui è asserita quella che potremmo chiamare la “concezione generale” del transfert per Freud.

 

Radicalizzando quello che dice Freud, è possibile affermare che il compito dell’analista è di sfruttare i transfert amorosi sulla sua persona distruggendoli tutti a mano a mano che si producono durante l’analisi. Questa affermazione postula un’equivalenza fra l’amore edipico e l’amore di transfert  e implica una differenza fra questo genere d’amore, fondato sui fantasmi incestuosi inconsci (quelli in cui, per dirla grossolanamente, la sessualità dell’uomo rimane legata alla madre e quella della donna al padre) e un genere di amore fuoriuscito dall’Edipo, che può realizzarsi appunto solo con la distruzione di tutti i transfert.

 

Le Cinque conferenze costituiscono una esposizione elementare, ma molto precisa delle linee essenziali della psicoanalisi, così come essa si era sviluppata fino allora. La materia è distribuita circa nel modo seguente: I conferenza: Il metodo catartico di Breuer. II: Rimozione e resistenza. III: Associazioni libere, i sogni e gli atti mancati. IV: La sessualità infantile. V: La traslazione nella analisi e i mutamenti operati dal lavoro analitico.

Dalle Opere di Sigmund Freud, vol 6, Boringhieri, Torino1974.

 

Per la prima volta tradotta in italiano l'"inaudita" conferenza di Bernfeld, tenuta davanti alla Società e all'Istituto di San Francisco il 10 novembre 1952, alcuni mesi prima della sua morte, avvenuta il 2 aprile 1953.

"Bisogna credere che la morte di un uomo riesca a produrre effetti che egli non riusciva a ottenere da vivo. [...] In effetti, la conferenza di Bernfeld è un documento inestimabile che illustra, certo, le sue “reazioni turbate” (e ne aveva ben donde!), ma anche la svolta più decisiva nella storia del movimento psicanalitico." (Dalla Prefazione di M. Safouan).

"Ci siamo sepolti sotto le nostre organizzazioni internazionali, nazionali, locali con comitati su comitati; sotto ruoli, sotto standard, sotto le leggi e le loro molteplici qualificazioni; ci è necessaria tutta la trafila di un grande business, dell’esercito e di ogni sorta di burocrazia per governare una piccola banda di poche centinaia di individui [...] È la morte della psicanalisi imporle [...] delle regole sempre più non analitiche.”

 

La place de la psychanalyse dans la médicine, Conferenza e dibattito del Collège de Médecine, Cahiers du Collège de Médecine 1966, pp. 761-774 e Le Bloc-Notes de la psychanalyse, n° 7, Georg éditeur, pp. 9-40.

Conferenza rimasta famosa per il suo totale fallimento. Lacan parla ai medici delle due dimensioni fuorcluse dal campo della medicina: la dimensione della domanda e quella del godimento: "Che cosa avete da dire, medici, sullo scandalo di ciò che seguirà? Poiché se era eccezionale il caso in cui l’uomo fin qui proferiva: Se il tuo occhio ti scandalizza, cavalo, cosa direte dello slogan: Se il tuo occhio si vende bene, dallo via? In nome di cosa parlerete, se non per l’appunto della dimensione del godimento del corpo e della sua ingiunzione di prendere parte a tutto ciò che la concerne nel mondo?"

 

Considero questa breve e limpida “comunicazione” di Serge Leclaire - priva di supponenza, di arroganza, di esibizione di sapere, di ambizione teorica, di servitù scolastica, di “professionismo” - la testimonianza di un frammento di “lavoro dell’inconscio” (o dell’inconscio messo al lavoro), unicamente dettata dalla passione per la psicanalisi, e forse dalla preoccupazione che “un’altra logica” - quella dell’inconscio - rischi di cessare per sempre di essere ascoltata (e siamo appena nel 1975). È un’introduzione esemplare, anzi un auspicio al “desiderio d’analisi” al di là della sua domanda, che oggi non deve più esistere per legge.

 

In un'analisi, la regola fondamentale dell’associazione libera rende impossibile dialogare o colloquiare tra analista e analizzante. Lo preciso perché nella sentenza della Cassazione, dove per la prima volta il giudice assimila esplicitamente psicanalisi e psicoterapia, si legge: "Né può ritenersi che il metodo del colloquio (il riferimento è a quello psicanalitico) non rientri in una vera e propria forma di terapia, tipico atto della professione medica". Una simile affermazione è doppiamente delirante: medicalizza una delle dimensioni essenziali del rapporto tra gli uomini (il colloquio) e travisa completamente un dato di osservazione (non può esistere il "colloquio psicanalitico" perché la regola dell'associazione libera, sui cui l'analisi si fonda, impedisce ogni forma di dialogo). Tuttavia, oggi questo doppio delirio è agli atti come sentenza di condanna da parte di un giudice e nessuno sembra preoccuparsene.

 

 I libri recenti che ci sono stati segnalati.

 

 

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